Il buio ci circonda, interrotto soltanto dalle luci che si specchiano nell’acqua, che rimbalzano piano sulle increspature delle onde. Ti guardo e sorrido. Mi guardi e sorridi. Questo forse vuol dire che siamo felici. O che siamo vicini ad una parvenza di felicità, almeno.
L’odore dell’acqua salmastra si diffonde e droga le nostre narici. Ti spoglio. Mi spogli. I nostri corpi sono liberi, le nostre anime si adeguano. Ti prendo per mano, scivoliamo nell’acqua calma e fresca, che lava via sudore e inibizioni. Ho ancora questo sorriso ebete stampato in faccia. Lo ritrovo sul tuo viso. Mi piace. L’acqua sale a coprirci, quando arriva all’altezza del tuo seno ci tuffiamo insieme, sott’acqua per un momento e quando riemergiamo siamo talmente vicini che respiriamo uno nella bocca dell’altra. Ti abbraccio, mi circondi la vita con le cosce, stretti come se fosse l’ultima speranza di sopravvivenza che abbiamo.
Poi siamo uno nell’altra, sento solo acqua intorno a me, solo acqua, affondo nell’acqua, nella tua e in quella del mare, mi muovo nell’acqua, lentamente, creiamo onde e maree con i nostri movimenti come se fossimo lune, urliamo il nostro piacere e il nostro orgasmo diventa vento.
Potremmo farlo per sempre, e allora qualcuno o qualcosa ci adorerebbe come divinità onnipotenti. Che la creazione dell’universo sia stata soltanto il risultato di un amplesso tra un Dio e una Sophia?
Quando riemergiamo ci sdraiamo sulla spiaggia, senza staccarci continuiamo a baciarci. Ci vestiamo di sabbia. E la tua pelle che sa di sale resta il profumo più inebriante che esista…
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postato da lineadiconfine